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Cantina Ninni: Spoleto sogna con un Diavolacciu

Pubblicato il 4 Feb 2018 alle 20:01

Gianluca Piernera è un vulcano, o – come vuole il soprannome datogli dagli amici in gioventù e poi affibbiato al suo vino più importante – un “Diavolacciu”. Una di quelle storie in cui il caso cambia la vita: dopo molte ricerche trova il terreno dove costruire la casa familiare nelle sue zone d’infanzia, grazie al sudore del suo lavoro come installatore di impianti elettrici. Ma di mezzo ci sono una vigna vecchia e una cantina, che richiederebbero entrambe di essere sacrificate al nuovo progetto. L’amico Casolanetti lo sprona a non procedere sul primo fronte, conservando la vigna, e Gianluca rimanda anche il secondo, anzi rilanciando e sviluppando gli spazi della cantina prima ancora della casa. Inizia così a produrre pochi ettolitri per sé e gli amici, e in pochi anni la passione per il vino prende sopravvento: nel 2012 commercializza le prime etichette e da lì è un’ascesa costante, guidato sempre dal massimo rispetto della naturalità della vigna (alcune a piede franco) e della materia prima in cantina.

Le vigne di Gianluca si trovano a Terraia, a 350 metri sul livello del mare nei dintorni di Spoleto, luogo dove le colline e gli anfiteatri naturali si susseguono, lasciando spaziare lo sguardo fra vigne, boschi e terreni a seminativo. Il corpo principale è tutto attorno alla casa familiare dove è presente la cantina interrata, mentre una parte di uve – Malvasia in primis – si trova dall’altro lato della collina, a poche centinaia di metri. Attorno, la presenza di vecchie viti maritate, di cui Gianluca sta studiando un recupero.

Cantina Ninni produce bianchi, rossi e rifermentati, distribuiti da Storie di Vite:

L’Edoardo: vitigni locali a bacca bianca. Solo sgrondo del mosto fiore, vinificazione in acciaio e rifermentazione con metodo ancestrale. Un colfondo dalle belle note agrumate, spinta sapida presentissima, bevibilità clamorosa.

Pilurusciu: Sangiovese da salasso del Sanbastiano, rifermentazione ancestrale. Un vino del cuore, che scende vigorosamente complice anche un minimo di zucchero residuo a rendere il tutto più goloso. Impossibile fermarsi aperta la bottiglia.

Poggio del Vescovo: 100% Trebbiano spoletino, acciaio. L’astro nascente degli autoctoni bianchi del centro Italia, in una delle sue versioni più espressive, con tanti fiori gialli al naso, richiami salmastri e in bocca una combinazione di struttura e acidità che ne fanno un vino capace di gareggiare sia sullo scatto sia sulle lunghe distanze.

Misluli: Procanico e Malvasia lunga di Candia. Macerato 7 giorni in legni grandi, poi affinato 4 mesi in legno grande e altrettanto in acciaio. Al naso è presentissimo un carattere iodato che fa presagire la grande sapidità del sorso, lunghissimo, nel mentre la Malvasia apporta il suo contributo delicatamente aromatico e di esuberanza fruttata.

Sanbastiano: 100% Sangiovese. Legno grande, poi barrique di diversi passaggi, infine acciaio e affinamento in vetro di almeno un anno. Un sangiovese inconfondibile, da vigne vecchie a piede franco, con la sua nota animale in attacco che poi lascia spazio a note più suadenti e a un finale succoso e lungo.

Diavolacciu: 10% Aleatico, 10% Sangiovese, 40% Montepulciano, 20% Barbera, 15% Ciliegiolo, piccolo saldo di Merlot. Fermentazione in legno grande, poi affinamento in barrique e acciaio. Da vigne di oltre 50 anni a piede franco, un vino di grande personalità ed eleganza, in cui il contributo di vitigni così differenti dà luogo a un grande vino che è più della somma delle parti.


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