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Il Lazio che resiste: Casale Certosa

Pubblicato il 7 Feb 2018 alle 11:44
Il Lazio che resiste: Casale Certosa

Antonio e Fausto Cosmi sono due persone rare nel mondo del vino. Coniugano umiltà, ironia, lealtà e schiettezza al sudore e all'etica del lavoro, senza farsi mai tentare dalle retoriche di marketing in voga.

Cresciuti in mezzo alle vigne del padre – Malvasia Puntinata, Trebbiano, Montepulciano – progressivamente si trovano a dover scegliere se abbracciare in toto l’attività di vitivinicoltori o abbandonare. Per fortuna nostra, ristrutturano il casale in mezzo alle vigne, aumentano di qualche ettaro e iniziano un percorso personale di avvicinamento pragmatico alla naturalità dei vini.

Dopo qualche esperienza non felice con sedicenti guru dei vini naturali, decidono di assumersi in prima persona la responsabilità dei loro vini, virando ulteriormente da pratiche biologiche – certificate – a pratiche biodinamiche, sempre attenti alla pulizia e piacevolezza dei loro vini, tutti caratterizzati da una spensierata allegria di sorso e da una spiccata mineralità.

IL TERRITORIO: Siamo ai piedi dei Castelli Romani, in un territorio di origine vulcanica: i vigneti sono una delle ultime testarde testimonianze di un passato, non così remoto, in cui la zona non era ancora lasciata alla proliferazione di capannoni industriali. Camminare nelle vigne con i fratelli Cosmi è un corso accelerato di geologia, con gli evidenti (se te li mostrano loro) passaggi di composizione del suolo. Prevalentemente si tratta di terreni di origine pozzolanica, con alte acidità e buon rapporto fra limo sabbia e argilla. Le vigne sono coltivate in maggioranza a cordone speronato.

I VINI

LA BOLLA:

Cosmico: 100%Trebbiano. Metodo ancestrale, un anno sui lieviti prima della commercializzazione. Antonio e Fausto raccontano con un pizzico di rimpianto come la tradizione della “Romanella”, imbottigliamento del mosto in fermentazione post vendemmia, avrebbe potuto portare a un rifermentato di qualità con Roma come bacino di riferimento primario. Con questo vino, l’idea è quella di reinterpretare dandogli dignità quell’usanza contadina. Missione stracompiuta!

I BIANCHI:

Convenio Trebbiano: 100% Trebbiano toscano. Acciaio. Un’espressione totalmente varietale, senza enofighettismi, per dare spazio a uno dei vitigni che nella sua neutralità è fra i migliori traduttori dei territori in cui cresce. Tanta mineralità, acidita sferzante, bocca ricca e naso con un tocco agrumato ad accompagnare la pietra focaia.

Convenio Malvasia puntinata: 100% Malvasia Puntinata. Acciao. Il vitigno simbolo del territorio, ostinatamente voluto da Antonio e Fausto, dà luogo a un vino di grande sapidità coniugata ad avvolgenza di frutto e a un sorso goloso.

Alborea: 50% Malvasia Puntinata,50% Grechetto. Un blend di bella eleganza, con i due vitigni a regalare da un lato tante note di frutta e dall’altro le erbe aromatiche, mentre il sorso si snoda beverino e suadente al tempo stesso.

Rossi:

Convenio Syrah: 100% Syrah. Acciaio. In zona gli internazionali hanno preso in largo a partire dagli anni '90. Il Syrah di Antonio e Fausto è un’espressione che cerca l’immediatezza di beva e la schiettezza, più che l’estrazione e la ruffianeria. E noi ne siamo contenti!

Luperco: 100% Montepulciano. Fermentazione in acciaio poi affinamento di qualche mese in tonneaux usati. Un montepulciano che con il giusto affinamento in bottiglia perde durezze e guadagna in eleganza.


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